domenica 21 agosto 2016

DA MAXWELL ALLA CRISI DELLA FISICA CLASSICA

Nel 1860 Maxwell scrisse quattro equazioni che riuscivano a spiegare tutti i fenomeni elettromagnetici. Dalle equazioni riuscì a dedurre l'esistenza delle onde elettromagnetiche: un campo magnetico variabile genera un campo elettrico variabile che a sua volta genera un campo magnetico variabile e così via con una propagazione di energia nello spazio. Qualche anno dopo riuscì a calcolare la velocità dello onde elettromagnetiche : circa 300000 km/s . Questo risultato suscitò grande sorpresa perché coincideva con la velocità della luce ricavata sperimentalmente da Foucault qualche anno prima nel 1850. Maxwell capì che la luce era solo un caso particolare di onda elettromagnetica. La naturale conseguenza fu il confluire dell'ottica nell'elettromagnetismo. Con poche equazioni si riuscivano a spiegare una gran parte dei fenomeni naturali: fenomeni elettrici, magnetici e ottici.
Un risultato simile, in termini di sintesi, fu ottenuto solo da Newton con le sue equazioni della dinamica.
Alla fine del 1800 si ebbe il trionfo della fisica classica . Tra i fisici dell'epoca si diffuse la convinzione che non ci fosse più nulla da scoprire come disse Laplace ad una conferenza tenuta a Parigi nel 1900. Era solo questione di risolvere "piccoli dettagli marginali". Questo decretò il massimo successo del DETERMINISMO e MECCANICISMO.
In realtà i problemi dovevano ancora iniziare.

1) le onde elettromagnetiche avevano bisogno di un mezzo di propagazione come tutte le onde elastiche suono compreso? Problema dell'esistenza dell'ESISTENZA DELL'ETERE

2) Il problema del CORPO NERO , il modello atomico planetario, l'effetto fotoelettrico erano fenomeni che non si riuscivano a spiegare con la fisica classica.

Nasce così la fisica MODERNA con la fisica relativistica e la fisica quantistica e ci si accorge che c'era ancora molto da scoprire e da capire e che la conoscenza della realtà era limitata a un'immagine molto parziale cioè quella legata alle nostre percezioni umane. E' come se avessimo visto l'universo solo dal buco della serratura. 

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